Ananda d’Orpimento


«Se anche il tuo riparo per la notte è incerto e la tua meta ancora lontana, non disperare. Sappi che non esistono strade senza fine.»

Hafez il Poeta

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Il crocevia di tutti i mercanti di qui, d’altrove e di più lontano ancora è Ananda, che il respiro dei poeti battezzò “Orpimento” per via della terra color miele che servì a costruire le sue mura.

La fondatrice della città, una regina dagli occhi d’oro che possedeva cento nomi e mille titoli, ebbe l’astuzia di edificarla sul fianco della grande montagna che tagliava le Piane Assetate di Kindì. La giovane città di Ananda ottenne presto il controllo esclusivo delle oasi rocciose in seno alla montagna, e questa manna di acqua e vegetazione la rese ben presto la principale meta della regione.

Alle città ribelli che minacciavano la sovranità dell’Orpimento, i suoi capi risposero con l’arma più efficace possibile: la sete. Il commercio divenne la migliore risorsa di Ananda e la pace assunse la forma delle sue monete di rame.

La sete di dominio dei suoi primi regnanti divenne la voluttuosa noncuranza dei vincitori. Nel dolce trambusto delle sue strade addobbate, nell’esuberanza dei suoi stucchi rotondi, nei sorrisi abbaglianti dei suoi abitanti, nulla sembra rimanere dei conflitti di un tempo.

È una strana ambivalenza quella che regna in questa città. La ricchezza si ostenta in segreto, la modestia non impedisce in alcun modo l’ambizione e il più avido desiderio accompagna l’ospitalità più generosa.
La città, sebbene risultato di una tirannia oppressiva, ha accolto uomini di spirito e di lettere e si proclama un esempio di indipendenza.

La città vive al suo ritmo, quello dei negozi e delle grandi fiere. I raggi del sole decidono il resto: quando scompaiono dietro le torri e penetrano solo le persiane traforate, allora il volto delle strade cambia. I commercianti sostituiscono le bilance con tazze di caffè e gli affari ufficiali diventano conversazioni intime.
Sarebbe molto inappropriato rifiutare un invito davanti a un caffè. Una discussione iniziata male durante la giornata può essere risolta miracolosamente tra un sorso amaro e l’altro. Questo è il tempo d’incontrare amici segreti, compagni di vita e fornitori esigenti.

Ananda custodisce tesori per chiunque sia interessato a merci preziose e pigmenti rari. L’orpimento non si riferisce più solo al giallo divino della sua architettura ma a tutte le polveri che dormono nelle botteghe della città e che valgono una fortuna: frammenti d’argento, azzurrite, carminio e pepite d’oro competono con lo zafferano, il pepe delle cime e bastoncini di cannella del diametro di una pergamena.

Quali altre meraviglie si nascondono ancora nelle stanze sul retro delle bancarelle? Niente permette ai visitatori di distinguere un umile conciatore da uno dei mercanti più abbienti della città. Mai una facciata indicherà che dietro le sue umili mura si nascondono giardini paradisiaci e complessi giochi di fontane. “I più discreti sono spesso i migliori”: ad Ananda, questo detto è diventato uno stile di vita.

«Il Vino, che sa confondere con la logica
Settantadue sette in disputa,
l’Alchimista che in un istante sa cambiare
in nero piombo l’oro della tua vita!»

Kayyham il Filosofo

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