09 – Rena: Lettera 5, Verso la costa nebbiosa, Terzo giorno della merla


Aliseo,

tieni con te una piuma del merlo che ti porterà questo messaggio. Scoprire che da queste parti sono loro gli uccelli viaggiatori, invece di colombe e piccioni, mi ha divertito: non può che capitare a fagiolo, in queste giornate fredde.

Immagino che tu abbia capito già tutto dal mio silenzio, perciò non ti farò attendere ancora: hai visto giusto. Sono state settimane intense, in cui l’inverno l’ho a malapena sentito nel calore dell’officina. La bottega di mastro Mizar non è certo un cantiere navale, e le mie braccia le ho prestate a un carpentiere per la maggior parte del tempo, ma dopo lo spettacolo della festa delle luci non ho potuto trattenermi dal bussare ancora a quella porta.
E’ un uomo burbero, per nulla come te, Maestro. Ma ha riconosciuto il tuo nome, così mi ha concesso di usare i suoi forni per un’aggiunta alla nave che ritenevo preziosa.
Vedere i tuoi fiori sotto vetro mentre montavo l’ultimo pannello della mia piccola serra sul ponte della caravella è stato strano. Il progetto l’ho scovato in una biblioteca di Nova, quindi non stupirti della precisione del disegno:

Parli del vetro caldo, appena uscito dalla fornace. Secondo me dimentichiamo troppo spesso che anche quando raffredda può continuare a dare calore. Lì dentro l’inverno non arriva, non finché il vetro può catturare la luce del sole.
Forse può sembrarti sciocco, aver sprecato tempo ed energie per quest’aggiunta inutile: sul ponte della caravella (a cui, mi accorgo ora, devo ancora trovare un nome) ora c’è giusto lo spazio per sedermi e dirigere la vela. Ma ricordo quanto fosse prezioso vedere un po’ di verde, nelle lunghe marce della carovana; e se ancora non sappiamo dar vita al vetro, posso almeno fare del vetro una culla per la vita.
Così sono salpata con qualche germoglio tenuto al sicuro dalle intemperie. A meridione, come suggerivi. Non so ancora cosa troverò laggiù. Là fuori. Anche se quando mi hai indicato il mare di nubi, l’immagine della sua costa mi si è stagliata chiara nella mente. Questa non sarà la prima volta che ammiro il Mare di Nubi. Per quanto l’immagine della Carovana del Corallo sia per sempre legata a quella del deserto in cui sono nata, la verità è che attraversa territori di ogni tipo. Montagne e brughiere, zone immote e ventose. Anche se sempre più di rado solca la Frontiera d’Argento, una delle sue rotte si spingeva fino alle scogliere. C’è un caravanserraglio che vorrei rivedere, anche se sono quasi certa sia ormai in disuso da anni. E da lì… Immagino che lo scoprirò. Forse voglio solo assecondare un po’ di stupida nostalgia. 
Mi chiedi cosa mi fa sentire viva e non ti so rispondere. Mi sentivo viva con le mani piene di schegge, in officina, e mi sento viva mentre scrivo questo messaggio con la caravella-senza-nome attraccata a una voliera. Guardo le piante fiorire nella mia casa di vetro, mentre fuori la brina copre tutto e la merla si sporca le piume tra i tizzoni pur di fuggire al freddo, e so che sono vive anche loro. 
Cos’hanno in comune tutte queste cose?

Mi piace il tuo pegno, Aliseo. Forse sono troppo inesperta per vederne i difetti. A chi pensavi mentre coglievi quei fiori? Non so molto di chi popolasse la tua vita prima di giungere al Tempio, ora che ci penso. Cosa insegna l’esperienza alla gente di Ostro?
Sento un po’ di nostalgia anche nelle tue, di parole. Vorrei sapere cosa nascondono.

Da Rena, la curiosa, sospinta dal vento.

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