07 – Rena: Lettera 4, Porto Arioso, Notte delle Luci d’Inverno


Maestro mio,

vedere le tue parole mi solleva e leggerne il contenuto mi lascia a bocca aperta. L’istinto che mi ha suggerito di chiederti la mappa si aspettava di vederti tracciare una rotta, magari da seguire o da completare. Invece hai disegnato i contorni di una gabbia. E al contempo trovato la dimostrazione perfetta di ciò che faticavo a comprendere.

M’inchino a te, Aliseo dei Sussurri. Questa tua mappa sarà uno strumento prezioso: forse non indica una rotta per la mia futura caravella, ma apre nuove strade alla nostra ricerca.

Per esempio, quando ho letto di un ammasso disordinato di alberi, la prima cosa che mi è venuta in mente sono i rami aggrovigliati della Selva dei Sussurri. E del Tempio che nascondono, come un roccolo. Io… Non so se significhi qualcosa, a dirla tutta. Dubito che un luogo di tanta bellezza possa compararsi a una trappola per uccelli. Ma forse c’è ancora altro da trovare, intorno a quella meravigliosa rovina… No, non voglio riempirmi la bocca di “forse”. Mandami la mappa e proverò a seguirla, una volta spiegate le ali della mia nave.

Ho trovato un’officina che mi ospiti e sarò lieta di raccontartene, ma per stanotte voglio solo ringraziarti. Per le ricerche, per i racconti da casa… E anche per il suggerimento. Ho cercato Mastro Mizar, come suggerivi, ma era troppo impegnato per rivolgermi più di qualche impropero, perché gli bloccavo la strada. Così come lo erano i suoi apprendisti. Eppure sono certa che sia stato il periodo migliore per spiare dalla finestra della sua bottega: questa è una notte di festa, qui nell’ombra della Cittadella.

© https://www.yevgeniawatts.com/
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In questa notte tanto buia, in cui Nova della Bora incombe sul paesaggio e oscura tutto il cielo, dalle sue impalcature di legno pendono mille lanterne, e i Respiri di Nova sembrano brillare di stelle. Il calore delle fiammelle non arriva così in basso, ma il vento freddo non penetra tra le folle riunite di viaggiatori incantati e manovali raccolti intorno a calderoni di vino speziato.

Mastro Mizar sbraita ordini mentre i suoi apprendisti si adoperano per issare enormi fiori di vetro ambrato. L’unico che sono riuscita a fermare, Chihuly d’Opale lo chiamano, ha borbottato qualcosa sul pezzo forte dell’esibizione e i livelli di gas da regolare. Poi è corso ad armeggiare con il cordame, e dal centro del fiore più grande è sbocciata come una fiamma di lanterna che ha illuminato tutto il resto.

Mi ha tolto il respiro. E anche al resto della folla, a giudicare dai sussulti! Vorrei potertelo mostrare. Mentre scrivo, l’officina di Mastro Mizar sembra aver finito con il lavoro: si riempiono i bicchieri l’un l’altro e si scambiano doni. L’unica cosa che posso donarti io è quest’immagine, catturata dalle mie mani per un istante.

Passa una buona notte, caro Aliseo, e sii orgoglioso. Tracciare la mappa di un’idea non è stata impresa da poco.

Tua

Rena

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