05 – Rena: Lettera 3, Porto Arioso, Il giorno più freddo dell’anno


Caro Maestro,

grazie per l’immagine di casa. Hai visto giusto: la neve per me è una cosa nuova, anche se qui ne ho visto appena un velo, abbastanza per rendere le Pianure d’Opale degne del loro nome. Ma il pensiero di Eskir sotto questa coltre! Verde e bianco insieme, una combinazione delicata. Perfetta per un fiore. Ho sempre amato i tuoi fiori soffiati, sin dalla prima volta che li ho visti. Hai creato qualcosa di nuovo, dalla mia partenza?

Io sono alla ricerca delle mie ali, come mi hai suggerito. Vorrei poter volare su piume di vetro come gli uccelli che state inseguendo di nido in nido, ma nemmeno se fossi ancora nella bottega sarei in grado di fabbricarne di tanto leggere da portarle con me e tanto forti da sollevarmi. Così mi concentro su qualcosa di più concreto. Sono stanca di carri e cavalli. Una caravella, magari?

Ho preso la Cinquantanovesima, per dare riposo ai piedi, diretta a meridione. Viaggiare in treno è strano: non sono abituata a non decidere io il percorso. Sembra come privarsi di qualcosa d’importante. Ma c’è un fascino nel paesaggio che corre via dal finestrino, come se fosse il mondo a muoversi e non io. Lascia tempo per riflettere e per disegnare.

Hai viaggiato spesso per queste tratte? Le rotaie tagliano in due le pianure dove il vento è favorevole, s’inabissano per strette gole dove l’aria sarebbe loro di ostacolo. Il sole tra arcate e ponteggi crea un bel gioco di luci, uno a cui le mie mani non sanno ancora rendere giustizia. Questo non m’impedisce di provare!

Questa è la rampa che riporta il treno a livello del suolo, in tempo per irrompere nel raccordo ferroviario di Porto Arioso. Mi serve l’aiuto di un costruttore per avere una caravella che mi porti ovunque abbia bisogno, e quale luogo migliore di Nova della Bora per questo?

L’ombra della cittadella è ancora saldamente sopra la mia testa, però. E’ tra botteghe e cantieri navali che mi aggiro, alla ricerca del giusto compromesso tra i nostri sogni e le mie tasche. Vorrei saper costruire una nave con le mie mani, ma posso accontentarmi di dipingerne la fiancata, se qualcuno dei cantieri accetterà di barattare la mia manodopera per un mezzo.

Una caravella monoposto, per seguire la rotta dei nidi di vetro.

Mi manca seguirti in bottega, Aliseo. Mi manca il calore della fornace, che sono sicura abbia già sciolto la neve. Mi manca vedere la mia polvere diventare cristallo in quel calore. 

Lavorare a Nova non sarà lo stesso. Ma sento che sarà prezioso, a modo suo.

Scrivimi di casa, se ti va. E dimmi cosa andate disegnando sulla mappa, tu, Dioctis e Lonora.

Rena

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