01 – Rena: Lettera 1, Maillesa, vigilia della Luna della Brina


Aliseo, mio Maestro,

Affido questa lettera al lungigrafo di Maillesa, sperando che ti raggiunga presto. Oggi il cielo è limpido e riesco ancora a intravedere la Selva dei Sussurri tra le pale dei mulini. La città ne è piena: ogni casa ne ha uno, per macinare farina, olio,  spezie. A ogni ora le pale cigolano nella brezza.

Non credo che mi abituerò mai al rumore del vento. Quando ero nella Carovana, la maggior parte delle rotte calcava le zone immote. Ogni volta che mettevo piede in una regione ventosa, sentivo il cuore palpitare non appena il fischio dell’aria mi riempiva le orecchie.

Seguirti nel Tempio dei Vetri Infranti è stato così. Lì a riempirsi erano i miei occhi, con i colori delle vetrate. Tanti anni passati a giocare con i pigmenti, e mai avrei pensato di poter tingere la luce stessa! Ho scoperto cosa sia una casa lavorando nella tua bottega, ma al Tempio ho scoperto la bellezza.

Ora che casa e bellezza sono alle mie spalle, non posso che provare malinconia. La mia consolazione è che il viaggio salverà entrambe. Non dubitare della mia convinzione e perdona il mio piccolo furto. 

Sono passati solo pochi giorni, ma non dubito che Dioctis o forse tu stesso ve ne siate già accorti: tranquillizzalo se puoi, e digli che l’usignolo di vetro della sala azzurra è salvo al mio fianco. Me ne prenderò cura.

L’ho sempre trovato tra i pezzi più affascinanti: grande quanto un’unghia eppure dagli occhi così vivi. Sono certa che quando troveremo il modo di soffiare la vita nel vetro e lui potrà agitare le ali, sarà il suo volo a guidarci verso Crisopea.

Ma il viaggio è ancora lungo e a malapena so da dove cominciare. Ho scelto Maillesa per uno dei suoi mulini: persino nel bazaar di Ananda si sussurrava dei pigmenti lavorati al mulino De Kat. Voglio mostrare l’usignolo al mastro di bottega: i colori del Tempio sono un mistero per i ricercatori, ma tu e io sappiamo che le mani di un artigiano possono ricordare molte più cose dei loro libri.

Sta’ bene, maestro mio, e scrivimi presto.

Rena la Polverosa

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